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venerdì 1 maggio 2015

Che la Torta sia con Voi!


Ingredienti per la MortacciTuaNera:

Andate al Carrfür, possibilmente alle 18:30 di un prefestivo, quando metà della popolazione turineisa si dà appuntamento nella corsia dei freschi. 

Per il Pan di Spagna serviranno 15 uova, quindi compratene almeno 20 in previsione delle 5 che romperà la vostra figlia più piccola, che insisterà a maneggiarle al posto vostro. 

Per la crema ne serviranno altre 10, applicare le stesse proporzioni del Pan di Spagna, perché difficilmente vostra figlia desisterà al quinto uovo scaraventato a terra.

Anche la farina è importante, 200 gr di 00 e 200 gr di fecola di patate. Ma se non trovate la fecola, prendete pure amido di mais, frumina, fecola di piccione… qualsiasi cosa andrà bene purché bianca e più “farinosa” della farina. 

Il lievito, nei blog delle grandi cuoche che propongono il loro Pan di Spagna Altiiiissiiimoooo, non è previsto. 
Ma voi sarete prese come sempre da un generale senso di sgomento, incapacità, frustrazione e ansia da prestazione, quindi il lievito mettetelo comunque.

Zucchero di canna: 400 gr. 

Preparazione della MortacciTuaNera

Le uova vanno separate in rossi e bianchi, i bianchi montateli a neve e i rossi montateli con lo zucchero. 
Una volta terminato il montaggio, riponete la frusta elettrica e procuratevi 2 spugne abrasive per eliminare i residui appiccicati praticamente ovunque, dalle superfici della cucina al pavimento, passando per il paraspruzzi e la finestra. 
Non dimenticate i capelli di vostra figlia. Non usate spray a base di candeggina, onde evitare il classico commento della nonna, “Ilaria mi sembra PIÙ bionda del solito”.

Aggiungete le farine setacciate e il lievito, e mescolate il tutto con un cucchiaio di legno dall’alto verso il basso, piano.

Versate nelle teglie (2 rotonde per creare poi la sfera, 1 rettangolare per la base), infornate a 170° per 40 minuti, e pregate. 
Dopo secoli di tentativi, lievito sì, lievito no, apri il forno a metà cottura, no che cazzo fai, lasciala raffreddare in forno, raffreddala sul balcone… l’unico modo per far venire il Pan di Spagna altissimo e soffice, ed evitare che si sgonfi dopo mezzora, è PREGARE.

Per la crema pasticcera, scaldare 1 litro di latte, e frullare 8/9 rossi d'uovo, 8 cucchiai di farina e 8 di zucchero. 
Unire il frullato al latte sul fuoco e continuare a girare finché non solidifica. 
Nel frattempo, raccontate a vostra figlia come l’amido in cottura diventi legante e solidifichi il tutto. Inventatevi terminologia pseudo-scientifica a casaccio, tanto al primo anno d’asilo sono fermi al numero 20, e godetevi i suoi occhietti azzurri sgranati e ammiranti, che quando sarà ora di spiegarle i verbi intransitivi vi mancheranno quegli occhi.

Per realizzare la struttura della MoratcciTua, unite vari cerchi di pan di spagna di diverso diametro, per assomigliare ad una semisfera. Esistono appositi stampi a semisfera, ma perché comprarli quando si può improvvisare all’ultimo minuto?

Rifinite i bordi col coltello, farcite con la crema, appiattite i bordi col cucchiaio e, con certosina pazienza e potenti manate di disperazione, definite la forma.

Appoggiatela sulla base rettangolare, che dovrebbe rappresentare tipo lo spazio infinito, e decoratela con gocce di cioccolate bianco. Senza assolutamente nessun motivo.

Ricoprite poi il tutto con una glassa di cioccolato fondente, ricavandola dalle uova di Pasqua avanzate, fatte sciogliere con un po’ di latte. 

Una volta solidificata la glassa, decorate con matite brillanti per dolci, che vi permetteranno di trasformare una temibile stazione spaziale orbitante, in un simpatico, festaiolo coso glitterato. Che assomiglia più alla testa di un Dalek, ma vabbè. 

Una volta terminato l'assemblaggio della mostruosa torta d 7 kg, mostrate ai familiari più stretti il risultato estetico, accompagnandolo con un angelus di mezzora sui costi dell'università e le tariffe dei pasticceri professionisti.

Ah, un ultimo punto. Durante tutta la lavorazione, la collaborazione totale di vostro marito nella gestione delle operazioni di contorno sarà fondamentale. Riceverete la lettera del suo avvocato divorzista la settimana prossima.






giovedì 30 aprile 2015

Avangers - Age of Ultron.

Come recensire un bel film senza spoilerarlo? 

Come faccio con tutti gli altri argomenti di questo blog, li accenno nel titolo e poi parlo di tutt’altro.

Il film inizia con una bugia. La più dovuta, impietosa, necessaria di tutte le bugie.

Io: “Tu stasera fai cena e dormi dai nonni, perché io devo portare Sara e Davide dal dentista…”.
(*occhiolino a Sara, "ok", occhiolino a Davide, "mamma cos’hai nell’occhio?”).

Ila: “Vabbene… ma nonno mi fa vedeie Fiosen?”.

Io: “Ma certo, ne sarà entusiasta… E dopo perché non vedere il video delle ova chinde?”.

Davide: “Psss…”.

Io: “Che c’è Davide?”.

D.: “Non voglio andare dal dentista!!”.

Io: (a bassa voce) ”L’ho detto a Ila solo per farla stare brava, andiamo a vedere gli Avangers 2”.

D.: (urlando) ”Andiamo al cinemaaa???”.

Io: (urlando per soverchiare Davide) ”NOO, non ho soldi per pagare anche l’anestesia, te li caveranno con la tenaglia i denti!!”.


Depositata la più piccola dai nonni, torniamo al quartier generale.

Io: “Gervis, ascensore, terzo piano.”.

Sara: “Mamma, mi sa che è bloccata al secondo...”. 

Io: “Azzz..”.


ElectroMan arriva alle 18, si fa la doccia e usciamo. Anche ElectroMan è convinto di avere Gervis installato sul sedile passeggero: 

ElectroMan: "Gervis, trova strada cinema Beinasco.". 

Gervis: "Ma mi viene da vomitare a leggere sul cell. mentre guidi...".

E.M.: “Ho sentito che non ci sarà Loki!”.

Sara: “ Noooo…”.

Io: “Nooo… Ehm, mi dispiace tanto per Sara…”.


Siamo in ritardo, quindi lancio un messaggio di soccorso a CognataWoman, che stranamente è già quasi al rendez-vous, "Gervis, ritardo in corso, biglietti. Sconto famiglia.". "Tanto ci inculano uguale Tony!".

Entriamo e prendiamo posto, mentre sullo schermo scorrono 15 minuti di pubblicità di film “Coming soon”, costellate di “Coming soon in inglese vuol dire Cammina su, lo vediamo a casa in streaming, non possiamo fanculizzarci 30€ ogni volta”.

Inizia quindi la proiezione di un lungometraggio d’azione ispirato ai personaggi dei fumetti Marvel (fin qui, niente spoiler.. sono moltobbrava).

La prima scena si svolge a Sokovia, Europa Orientale, dove i cattivi hanno affittato un capannone a forma di Forte di Bard, e hanno assunto lavoratori locali sottopagati e privi di diritti sindacali. 
Quindi, oltre che cattivi, sono pure dei delocalizzatori selvaggi, che rovinano la buona economia delle forze del male oneste.

Avendo rubato lo scettro di Loki, lo usano per fare esperimenti vari. Dopo insostenibili spiegazioni scientifiche si arriva, più che altro per ragioni di sceneggiatura, alla creazione di Ultron.

Mentre il lungometraggio d’azione proseguiva, sugli spalti le tifoserie erano in fermento. Forza Ultron spacca tutto, forza Hulk spacca tutto... insomma, tutti spaccavano di tutto, case, auto, treni, ma il casino peggiore lo combina Hulk... che quasi viene da dare ragione a Ultron.

Tra il primo e il secondo tempo abbiamo fatto un piccolo picnic, che presto si è trasformato in un lancio di panini al prosciutto. Sotto gli occhi della venditrice di snack. 
“Vuoi un panino?” “Non me lo dici tu, chiaro? Te lo dico io, vuoi un panino? Eh? Lo vuoi?? Vieni qui a prenderloooo…”. Detto ciò mi scaravento dalla terza fila sul carretto dei popcorn, roteando in orizzontale come Capitan'merica e lanciando i miei cd masterizzati come fossero lo scudo del Capitano, al grido di “Legalitaaaaà, non mi avraiiii!!!!”. (Oltre ai panini, avevamo pure i popcorn. E anche le fonzies. Tutto originale del Carrfür.).

Mi sveglio dal mio sogno ad occhi aperti e il lungometraggio ricomincia, con testosteroniche esposizione di pettorali, mascelle, bicipiti e qualche battuta ironica. Non quante in Guardiani Della Galassia, ma abbastanza per rendere il film apprezzabile.

Fanno di contorno le vicende familiari di Occhio di Falco, che quando torna a casa per i week-end si deve ristrutturare casa da solo, e le strambe affermazioni di Capitan'merica, sul fatto di non potersi permettere una casa a Baltimora. Boh? Quindi Tony Stark ha fatto tutto sto casino per farli licenziare dallo Shield, dove avevano il posto a tempo indeterminato, per assumerli presso la Stark con un contratto a progetto? 
Oh, c'è anche qualche accenno alle compagne di Stark e Thor e un po' di flirtaggio tra altri personaggi.

Alla fine, tutti di nuovo a Sokovia per il finalone, con salvataggi estremi ed improbabili, di tutti gli abitanti possibili, il solito pianeta Terra e, di conseguenza, tutto l'Universo. Il tutto grazie a una "Visione" (Spoileeeer).

Rientro alla base, con la fichissima scena dove gli Avangers fanno tra loro la più classica delle chiacchierate tra Nerd sui poteri del Mjöllnir (Martello di Thor). 

Classica predisposizione, nei titoli di coda, del prossimo sequel. 

Perchè, come disse Sheakspeare:

Ci sono più Gemme del Destino in cielo e in terra, Thanos, di quante non ne sogni la tua filosofia”.





P.s.: Vorrei aggiungere un poderoso ed inumano grido:

“Lo sapevo. Lo sapevo lo sapevo LO SAPEEEVOOOOO. L’attore che ha interpretato QuickSilver era lo stesso che ha ballato nel video di Überlin dei R.e.m.”

Lo sapevo!!!!!!!!! Ma ho controllato su wiki per sicurezza.

Godetevi la canzone:


E se volete, godetevi anche le "Ova Chinde":


sabato 25 aprile 2015

Dio va in piscina. Dio va in piscina?

Dio si sentiva solo e ignorato. 

Era partito tutto da lui, e poi? Poi il blog aveva preso una strana piega. 
L’autrice non aveva mai avuto un buon rapporto con le pieghe, infatti i suoi capelli, negli anni, si erano notevolmente ridotti in lunghezza. Ma cosa centra? Qui si parla di pieghe narrative, mica tricologiche.

Dai post su Dio si era passati in scioltezza e sgramaticità alle narrazioni dei cazzi altrui e privati, al riassunto di una serie televisiva altrimenti inspiegabile, a mamme incapaci, recensioni cinematografiche e museali, e approfondimenti storici. Un blog molto culturale, eh, inzomma...

L'autrice si accorse del recente disagio di Dio e decise quindi di dedicargli un piccolo post.

Piccolo Post

Adesso che Dio era entrato nel pieno dell’adolescenza, molti pensieri frullavano nella sua testa, e in altre parti del corpo. (N.d.A.: A proposito, devo ricordarmi di controllare su google quali sono i termini del reato, se tale reato si configura, di vilipendio alla religione.)

Dio c’aveva le fregole. Voleva andare al parco da solo, voleva un cellulare per messaggiare con i suoi amici (N.d.A.: ed ecco i primi sintomi di una sindrome di iper-comunicatività che avrebbe avuto forti ripercussioni future), voleva andare a dormire a casa dei suoi amici. Voleva crescere, e anche in fretta.

"Mamma, esco!!".

"Dove vai?".

"Che stress, vado al parco...".

"Vai a spalmare il sedere sulle panchine vicino al pattinatoio? Ma cosa avrete da dirvi tutto il giorno…".

"Cheppallemaaaa".

"Non mi piacciono quei ragazzi più grandi di te. Stanno sempre a fissare il vuoto, come se stessero pensando a chissà che..."

"Siddartha è stato mollato dalla tipa...".

"Se ne farà una ragione.".

"Sai che quest’estate andrà a fare la stagione in un bar vicino a Rimini?".

"Ma dai… che bravo ragazzo, almeno tira su due denari per non pesare sulla famiglia.".

"Solo che non sa ancora bene come fare per arrivarci, perché il regionale non si ferma nella frazione di Nirvana…".

"Comunque vedi di tornare presto che vengono gli zii a cena!".

"Nuoooo, cheppalle, quel cagacazzo di Allà…".

"Bada a quello che dici Dio, Allà è un ragazzino educato e a modo!!".

(Borbottando, allontanandosi...)

"Seee certo, certo, quando siamo a tavola, poi le so io le palle che mi frantuma in cameretta. Oh, è fissato!!".

(Imitando la vocina perfora-timpani di bambino che vuole a tutti i costi la tua attenzione

"E ti sei già fatto la barba? Ogni quanti giorni? Quanti centimetri pensi che possa crescere? La barba? Sì certo la barba, cosa pensavi? E le donne? Secondo te gli deve ancora crescere? Come.. sì sempre della barba parlo…”.

Morale della favola, che mi sembra sempre un’ottima chiusura per qualsiasi racconto religioso, Dio passò tutto il pomeriggio al parco.
Tornò a casa tardi, con gli occhi arrossati. La mamma, sempre distratta quando cucinava, gli ricordò che dopo la piscina era meglio mettersi un po’ di collirio. Per sicurezza Dio andò in bagno a inumidire costume, accappatoio e ciabatte, e li ributtò nel borsone del nuoto. Poi si sedette a tavola e fece magicamente sparire due porzioni di lasagne.

"Hai messo il collirio? Hai ancora gli occhi arrossati" disse la mamma "ma non può essere raffreddore perché hai una fame quasi innaturale!".

"Cara, cosa hai messo nel riso" chiese il papà "hai abbondato con le spezie? C'è uno strano odore nell'aria...".

"A me sembra venire dai capelli di Dio..." osservò la zia.

"No, credo siano gli strascichi del trattamento antiparassitario, vero Dio?" ipotizzò la mamma "Ti sei messo il balsamo alle ortiche?".

E il nonno, a bassa voce, in modo che solo Dio lo sentisse: 

"Poi me ne dai un po'?".

"LOL Nonnooo!!".

"YOLO".



Post banale (Il piemontese è riportato a orecchio).

Fin dal '600, ma forse anche prima, i ricchi aristocratici europei avevano l'abitudine di effettuare una lunga vacanza, con scopi ricreativi, ma soprattutto di studio e conoscenza, per tutta l'Europa.

I nostri nonni, e migliaia di altri, operai e contadini, fecero anche loro un immenso Grand Tour d'Europa, a spese dello stato ma soprattutto a spese loro e delle loro famiglie, negli anni '40 del '900.

Il nonno materno accompagnava come scorta le tradotte che portavano i rifornimenti alle retrovie italiane in Russia, e questo lo portò spesso in Polonia.
Una delle sue citazioni più note, e perculate, in famiglia, era come girare il mondo fosse totalmente inutile e stancante, quando non c'era posto migliore per riposarsi che andare in vacanza a casa propria. La Cassa (To) era casa sua, quelli di San Gilii o Givulet erano furestè.
All'obiezione che ci fossero bei posti da visitare in altri posti del mondo, soleva affermare che vista Ciriè, hai visto tutto, del resto è uguale a Cracovia. (Detto in Piemontese suonava meglio)
E noi si rideva... fino a che non ho chiesto a google.
Cuma'lè Ciriè? E Cracovia? La ceisa, le strà... Ah... ai sun parei... va bin, va.
Porca miseriaccia almeno su una cosa c'aveva ragione:


Ciriè & Cracovia, Portici e Chiesa.

Dopo l'armistizio il nonno materno riuscì a non farsi spedire in Germania per puro culo.
Peccato non avere la foto della faccia di mia nonna che mi raccontava che "siete qui perché gli è andata bene a quel cretino va..." che dopo l'armistizio partì da Napoli e giunse a Torino vestito da Bersagliere, e che a Firenze (?) incrociò due SS e le salutò sbattendo i tacchi e gridando HeilHitler!, e loro lo lasciarono andare via ridendo, anziché sparargli in faccia o caricarlo su un treno alla volta della Germania.
Una volta a Torino, sotto i portici vicino a Porta Susa (?), una signora lo vide, lo trascinò dentro casa sua e gli diede dei vestiti da borghese, probabilmente dandogli anche lei del Cretino!!!!

Invece il nonno paterno, carabiniere da forse un mese, si fece beccare praticamente subito.
Girò l'Europa, non retribuito, prevalentemente in Olanda, e il ricordo che mi ha passato è l'immagine di lui con un paio di amici che, girovagando per una città fresca di bombardamento, si fermavano da uno a chiedere se aveva da vendergli un accendino, e quello gli faceva notare che era abbastanza inutile, visto che potevano accendersi la sigaretta ad un qualsiasi palazzo in fiamme della città. Uhm.




lunedì 9 marzo 2015

Genesi (di una battutaccia)

Qui manca il momento, perché non ho assistito al parto.

Il momento in cui mio figlio sente qualcuno raccontare una barzelletta stupida, e pensa, la racconto al nonno, che mi capisce.

Oppure il momento in cui ci arriva da solo, mentre a scuola guarda con occhi annebbiati la maestra che parla, e lui sprofonda lentamente in davidonia, la valle che ospita le sue fantasie, così battezzata dalle maestre d’asilo l'anno precedente (credo su mio suggerimento).

Davidonia non è un'isola. La immagino più come un'infinita distesa di colline molto verdi.
Le fantasie ospiti riguardano dinosauri, guerre stellari, squali, marvel, varie ed eventuali. 
Gli squali ultimamente hanno assunto un ruolo predominante, in quanto il film Sharknado ha aperto a mio figlio l'incredibile opzione “squalo volante”. 

"Squali risucchiati da un tornado in pieno oceano, a migliaia, sopravvivono e piovono su una città. Per far smettere un tornado di girare basta piazzare una bomba nell’occhio del ciclone, it’s science, baby. Gli squali mangiano la donna sull’elicottero trasporta-bombe e lei rispunta viva, dopo che un tizio entra nello squalo, vivo, lo squalo, vivi entrambi, dicevo, entra nello squalo con una motosega accesa”.

Quindi non so dove è iniziata questa storia, ma riesco a vedere Davide perso nei suoi squali... volare, salire, scendere, ascensore, scale, squali.
Scale, squali. 
Squale.

La frase, riportata in prima battuta al nonno materno, addetto al recupero post-scolastico, è:

Cosa fa uno squalo quando l’ascensore è rotto?
Prende le squale.

Ora, tralasciando mio padre che rotola. Quello che ne è seguito, in un crescendo di ameno cazzeggio nonno nipote, mi ha portato a pensare che forse il senso pieno del “prendere le squale”, Davide in fondo non l’abbia colto.

Cosa fa una mucca quando l’ascensore è rotto?
Prende le mucche. 
E la penna? Prende le penne. E l'orologio? Prende gli orologi. E Davide? Prende i Davidi.

Però, nello smisurato orgoglio con cui mio padre ha esposto la questione alla famiglia, Davide ha sicuramente colto lo spirito di casa nostra.

giovedì 26 febbraio 2015

Dio e le lumache

Dio si svegliò stropicciandosi gli occhi, sbadigliando e spuzzettando sotto il piumone. La mamma lo chiamò il suo "puzzone adorato", cosa che lo avrebbe mandato in estasi ancora per qualche anno.

- Dai, alzati e cammina amore, facciamo una bella colazione insieme.
- E poi?
- Poi ci laviamo i dentini e la faccia.
- E poi?
- Poi ci vestiamo e usciamo.
- E poi?
- Non vuoi sapere dove andiamo?
- Nel senso, dove andiamo poi?
- Si, poi.
- Poi?
- Poi andiamo all’asilo, oggi è il giorno dello smistamento.
- Woooow

Dio aveva le idee molto confuse sullo smistamento, avendo appena terminato la lettura del primo Harry Potter.
Quando fu chiamato il suo nome, apprese di far parte della classe degli arancioni, categoria "lumachine".
Terminato l'elenco dei bambini presenti, la mamma si mise a chiacchierare un po' con tutti, mentre lui spiaccicava svogliate manate di pasta di sale ovunque, finché non fu l'ora di tornare a casa. 
Dio, taciturno e sconfortato, attese che la mamma sprofondasse nel suo sonnellino del dopo pranzo per impossessarsi del tablet. Cosa potevano mai avere di così speciale le lumachine, rispetto ai grifoni? 

Questo è quanto lesse su internet:
"I gasteropodi (lumache e chiocciole) sono molluschi che, rispetto ai molluschi ancestrali, hanno perso, durante un incidente evolutivo, la simmetria bilaterale, evento che favorì il proseguimento della specie.”.

La stremante sequenza di “perché", "percome" e "sì ma poi" che ne seguì, venne ricordata, da genitori e nonni, come il periodo in cui “Dio ce l’aveva su con quelle cazzo di lumache”.

Dopo i primi mesi di asilo, terminato l’inserimento, venne riclassificato nella categoria pulcini. Sembrava essergli passata.
Ma niente passa mai del tutto, e per molti anni a venire, se a Dio capitava, giocando in un prato, di trovare una o due lumache, si fermava ad osservarle, aspettandosi di vedere, da un momento all'altro,il compiersi del famoso "incidente evolutivo". Che nella sua mente, più che di "rotazione del sacco dei visceri e della cavità palleale attorno ad un asse verticale, con avvolgimento a spirale che coinvolge anche la conchiglia", assumeva i connotati di un epocale scontro tra Pokémon bavosi e cornuti.

giovedì 19 febbraio 2015

Infanzia

A volte mi capita (a volte...ahahaha), a volte mi (ahhahahahah)... A VOLTE MI CAPITA.. oh, dicevo, che mi capita di dover chiedere ai miei genitori di recuperare i bambini all'uscita da scuola, e di tenerli fino al mio rientro dal lavoro. Bambini, nonni, cartolerie, pubblicità, e un vortice di pensieri mi riporta a Dio, e alle sue prime rivendicazioni...

Domani in edicola, costruisci il tuo Universo in 84 pratiche uscite settimanali.
- Woooow, mamma me lo compri?
- No, Dio, poi ti stufi e lasci tutto a metà, e con quel che costa poi..
- No, no, questa volta lo finisco!!!
-Ti ricordi quando volevi un cucciolo e ti abbiamo preso il piccolo LiocornoTamagochi e ti sei scordato di dargli da mangiare e papà l'ha dovuto spedire in assistenza?
- Uff, che pizza... tanto lo chiedo al nonno!
- E io al nonno dico di non comprartelo, che sei pieno di scatoloni brulicanti di.. di "cosi" di carbonio, azoto e tutte le altre cagate, che poi hai perso metà dei pezzi e non si possono neanche rimontare... Anzi, sai cosa faccio domani? Prendo su un bel sacco nero e ci infilo tutta la collezione dei buchi neri che hai preso al MacGamow, che tieni sparsi sotto il letto anziché sulla mensola..
- Ti lamenti sempre che la devi spolverare tu la mensola..

E così, Dio passò una buona mezzora in punizione, niente tv e niente computer. 
Poco prima di cena tornò a casa il papà, con una confezione da 12 tubetti di PlayDoh. Dio mangiò tutte le verdure al solo scopo di non irritare ulteriormente la sua nevrotica mamma. Il papà mangio anche lui tutte le sue verdure, perché aveva colto sul viso della moglie la ben nota espressione "io lo cazzio e tu compri il pongo, mi sa che giocherai solo con quello stasera".
Il giorno dopo il nonno acquistò la prima uscita de "Il Mio Universo" a soli 1,99 €, contenente 1 particella, 1 catalizzatore e 1 "nulla".
"Vedi Cicci, ti fai sempre fregare." sentenziò la più obiettiva delle nonne, lievemente sbilanciata dal peso delle venticinque bustine di cuccioli, rane, serpenti e pony cerca amici.




lunedì 16 febbraio 2015

Uno

Ok. Siamo tornati dal cinema molto tardi, quindi ero un po' assonnata.
Mentre leggevo con attenzione le istruzioni per il collegamento del modem, mio marito infilava cavi a caso, collegava prese, premeva bottoni che neanche il produttore del modem sapeva di aver montato e cambiava fornitore elettrico digitando codici a casaccio sul contatore. Poi internet è partito.


Ora, la mia totale incapacità informatica, da perfetta operatrice di call center che pronuncia trenta volte al giorno la frase "provi a spegnere e riaccendere", è finalmente emersa.

Configuro la mail, arrivano le mail dell'account di mio marito. 
Accedo al calendario, stanno pianificando lo sbarco in Normandia. 
Entro su Twitter, trovo solo i tweet e i retweet di un unico account, il cui gestore probabilmente mi prende per psicopatica. Capita, a molti.
Lancio accorati appelli a mia sorella. E quella dorme, avvolta nell'effetto copertina.
Mio marito implora pietà dal sonno, abbasso al minimo la luminosità dello schermo e apro finalmente un blog. Perché comprare bloc-notes e matita al carrefour era troppo complicato.
Ovviamente, nel buio totale che mi avvolge, disperdo, tra mini scrivania e comodino, il mouse wireless. 

... 

Approfittando delle vacanze scolastiche di Carnevale, abbiamo smollato tutta la prole ai nonni paterni, con una mossa strategica di rara finezza.
La tecnica consiste nel chiedere ai maggiori, ad alta voce, in modo che la piccola senta, "volete dormire dai nonni?". Ovviamente il giubilo festante dei maggiori contagia la treenne, che inizia a saltare al grido di "anch'io, anch'io!!". 
Al che, scatto io con un educativo "bisogna prima chiedere a nonna". 
La telefonata che ne consegue, dalla treenne alla nonna, è troppo scontata e pietosa per essere narrata.
Una volta eseguito il mesto copione, non ci è rimasto che passare un lunedì di commissioni e lavoro, per poi ritrovarci la sera, il mio bel maritino ed io, per una pizza, un gelato e caffè, e un bel film. 
Birdman, per la cronaca, l'imprevedibile virtù dell'ignoranza. Per un'ottima recensione, contattare un critico. Per me è un bel film.